Il farmaco equivalente, spesso chiamato generico, non è una versione “minore” del medicinale che conosciamo. Al contrario, è il suo gemello terapeutico. Contiene la stessa identica molecola attiva, quella che realmente agisce sul nostro organismo, nella stessa quantità e con le stesse modalità di assunzione del farmaco di marca originario. La differenza sostanziale è che il suo brevetto è scaduto, permettendo ad altre aziende di produrlo senza dover ripetere da zero i lunghissimi e costosissimi studi clinici. Questo è il segreto del prezzo più accessibile.
Sul banco di prova della sicurezza, la risposta è chiara. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) non concede sconti quando si tratta di salute pubblica. Prima di approvare un equivalente, ne verifica scrupolosamente la qualità, l’efficacia e il profilo di sicurezza, che devono essere perfettamente sovrapponibili a quelli del prodotto originale. Si tratta di principi attivi con una storia consolidata, il cui comportamento nel nostro corpo è noto da anni. Le uniche varianti che potresti osservare sono legate agli eccipienti, quelle sostanze inerti che danno forma, colore o sapore al medicinale, ma che non hanno alcun ruolo terapeutico. Anche l’aspetto esteriore può cambiare. Questi elementi, però, non intaccano in nessun modo l’effetto curativo del farmaco.
Il vantaggio per noi cittadini è concreto e doppio. Da un lato, un alleggerimento delle nostre tasche, soprattutto per le terapie croniche. Dall’altro, un respiro per il Sistema Sanitario Nazionale, che così può reinvestire le risorse risparmiate in altri servizi essenziali. Come per qualsiasi decisione che riguardi la salute, il consiglio finale non cambia: parlarne con il proprio medico di fiducia è il passo più saggio. Lui conosce la tua storia e può guidarti nella scelta più appropriata, liberando da ogni dubbio residuo sull’affidabilità di un’opzione terapeutica che, per legge e per scienza, è a tutti gli effetti pari alla più blasonata alternativa di marca.
