Sicilia: l’inchiesta che scuote la sanità
Ma il vero male non è il singolo corrotto: è il sistema che lo genera
Palermo, novembre 2025 – Ancora una volta la Sicilia è costretta a guardarsi allo specchio. La Procura di Palermo ha chiesto gli arresti domiciliari per 18 persone – tra cui l’ex presidente della Regione Salvatore “Totò” Cuffaro e il deputato Saverio Romano – nell’ambito di una maxi-inchiesta su appalti e concorsi pilotati nella sanità regionale. Le accuse: associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta e manipolazione di concorsi pubblici. Un copione noto: politici, funzionari, imprenditori, favori e potere intrecciati in un sistema che sembra eterno.
Non basta la galera ai corrotti
Ogni volta la stessa sequenza: scandalo, indignazione, prime pagine. Poi tutto si spegne, e il ciclo ricomincia. Il problema non è solo chi ruba, ma il contesto che lo rende possibile. Un sistema che premia la fedeltà, non la competenza; che trasforma la politica in amministrazione del privilegio; che sostituisce la partecipazione con la complicità. La corruzione non è solo un reato. È un modo di pensare, una forma di rassegnazione collettiva. E’ l’idea che il potere serva a garantire sé stessi e i propri amici. Quando questa mentalità diventa costume, nessuna sentenza può guarire la società. Punire è giusto, ma non basta: senza un cambiamento culturale, il sistema continuerà a riprodurre i suoi mostri.
Serve una rivoluzione culturale
Il vero cambiamento non nasce dalle manette, ma dalle coscienze. Serve una riforma culturale e civile che riporti il cittadino al centro del processo decisionale. Le decisioni pubbliche – su sanità, scuola, territorio – non possono restare nelle mani di pochi professionisti del potere. Devono tornare ai cittadini, attraverso assemblee popolari, referendum propositivi vincolanti e strumenti di democrazia diretta. Solo così può nascere il Governo di Tutti: un governo che non rappresenta i cittadini, ma è i cittadini.
Un modello fondato sulla partecipazione reale, sulla responsabilità condivisa e sulla trasparenza delle scelte.
La Sicilia come specchio del Paese
La Sicilia è da sempre un laboratorio morale d’Italia.
Ciò che qui accade anticipa spesso le contraddizioni del Paese.
L’inchiesta su Cuffaro, e il sistema che si è consolidato intorno a lui, non è un episodio isolato: è la radiografia di un sistema politico nazionale che ha smarrito la fiducia dei cittadini. Eppure, proprio in questa terra ferita, nascono esperienze di autogoverno e movimenti civici che non si arrendono. Il male è profondo, ma la speranza resiste nei cittadini attivi, in chi continua a credere che la politica sia una pratica collettiva, non un mestiere.
Riflessione: la cura è la partecipazione
Finché le decisioni restano chiuse nei palazzi, la corruzione sarà solo l’effetto più visibile di un male più antico: l’esclusione. La cura è la partecipazione il come è scritto nelle riflessioni del Governo di Tutti.
Decidere insieme, costruire dal basso, restituire il potere alla comunità.
Solo quando le decisioni torneranno nelle mani di tutti, la politica potrà guarire.
Solo allora la Sicilia – e con essa ltutto il Palese – potranno davvero dire di essere libere.
