Un nuovo fantasma si aggira per l’Italia, il federalismo fiscale. Ma attenzione! Dietro le belle parole sull’autonomia e l’efficienza si nasconde l’ennesimo inganno della casta politica. Mentre vi raccontano di maggiori poteri ai territori, in realtà preparano la più grande rapina ai danni dei cittadini del Sud e delle aree più deboli del Paese. Questa non è una riforma, è un’operazione di chirurgia finanziaria che taglierà servizi essenziali a milioni di italiani. Immaginate scuole che chiudono, ospedali ridotti a luoghi di primo soccorso, trasporti pubblici che diventano un lusso. Tutto questo in nome di un’autonomia che servirà solo a creare venti diversi sistemi di cittadinanza in un Paese già lacerato dalle disuguaglianze.
Il federalismo fiscale è l’ennesimo tradimento della Costituzione, che all’articolo 119 parla di solidarietà tra territori, non di guerra tra poveri.
I politici che oggi vi vendono questa riforma sono gli stessi che per anni hanno sperperato risorse pubbliche. Gli stessi che hanno creato il mostro della spending review. Gli stessi che hanno moltiplicato i costi della politica. Ora, per coprire i loro fallimenti, inventano una riforma che scarica sui cittadini il peso dei loro errori. Guardate i numeri! Le regioni del Nord, che pure versano maggiori tributi, beneficiano da decenni di infrastrutture pagate da tutti gli italiani. Hanno avuto autostrade, alta velocità, porti e aeroporti finanziati dallo Stato centrale. Ora che queste infrastrutture sono completate, vogliono cambiare le regole del gioco.
L’autonomia differenziata è la maschera rispettabile di un progetto secessionista che non dice il suo nome.
Ma il vero dramma è che questa riforma creerà cittadini di serie A e di serie B. Immaginate un bambino nato in Calabria che avrà meno diritto all’istruzione di uno nato in Lombardia. Un anziano in Campania che avrà meno diritto alla salute di uno in Veneto. È questo il Paese che vogliamo?
I partiti tradiscono il loro mandato costituzionale. Dovrebbero unire, invece dividono. Dovrebbero proteggere i più deboli, invece li abbandonano al loro destino. Dovrebbero garantire uguali diritti in tutto il territorio nazionale, invece creano privilegi per alcuni e svantaggi per altri. Ma c’è una speranza. Sta nella mobilitazione dei cittadini, nella loro capacità di capire l’inganno e di organizzare la resistenza. Sta nei comitati spontanei che stanno nascendo in tutto il Paese, nelle associazioni che studiano i testi di legge e ne svelano le trappole, nei sindaci che si ribellano a questo scempio.
La vera autonomia è quella dei cittadini che si riprendono il diritto di decidere sul proprio futuro.
Dobbiamo opporre alla menzogna del federalismo fiscale la verità della solidarietà nazionale. All’egoismo territoriale la forza della coesione sociale. All’inganno tecnocratico la trasparenza della partecipazione popolare. Le prossime battaglie si giocheranno sul terreno della consapevolezza. Dobbiamo informare, spiegare, convincere. Dobbiamo far capire a tutti i cittadini, del Nord come del Sud, che questa riforma è un boomerang che prima o poi colpirà tutti. L’Italia è una e indivisibile, non per retorica ma per necessità storica e geografica. La sua forza sta nella sua diversità, nella sua capacità di mettere insieme eccellenze e bisogni, risorse e necessità. Non permettiamo che la casta politica distrugga questo miracolo di coesione. Il riscatto comincia dalla consapevolezza che siamo tutti sulla stessa barca. Che i problemi del Sud sono problemi del Nord, e viceversa. Che solo uniti possiamo costruire un’Italia più giusta per tutti.
