Quando si pronuncia la parola “mafia”, la mente corre immediatamente alle lupare, boss in frack, omicidi in spiaggia al chiaro di luna e piazze insanguinate. È una narrazione comoda, che confina il male in un recinto preciso, identificabile e, in qualche modo, combattibile. È la mafia che “uccide di notte”, quella contro cui, almeno sulla carta, le forze dell’ordine e la magistratura combatte. Ma esiste un’altra mafia, molto più pericolosa, molto più letale e impunita. Una mafia che non opera nell’ombra dei vicoli, ma alla luce del sole dei palazzi del potere. È la mafia in giacca e cravatta, quella che non sporca le sue mani con il sangue, ma lo fa scorrere a fiumi attraverso decreti, risoluzioni, embarghi e interventi “umanitari”.
La prima espressione di questo potere criminale è la Mafia dello Stato. Non si tratta di “infiltrazioni” della criminalità organizzata nell’apparato pubblico, ma di un sistema di potere che di per sé opera con metodi mafiosi. Usa il ricatto, la coercizione, la violenza strutturale e l’omertà istituzionale. Impone il suo pizzo attraverso una tassazione spesso oppressiva e ingiusta, che strozza cittadini e imprese mentre garantisce l’impunità fiscale ai suoi veri padrini. Questa mafia legifera per il proprio interesse, creando leggi ad personam e svuotando i diritti fondamentali. Il suo scopo non è il bene della collettività, ma la perpetuazione del proprio potere e il controllo sociale. È una mafia che non ha bisogno di uccidere con un mitra o con una pistola, basta che smantelli la sanità pubblica, tagli i fondi per il welfare o ignori le emergenze ambientali. Infatti, le sue vittime muoiono su letti d’ospedale in attesa di una visita, nelle fabbriche senza sicurezza, in case travolte dal fango.
Una delle mafie più potenti e sanguinarie della storia moderna, è l’alleanza tra NATO, ONU e i governi fantoccio al servizio degli interessi americani. Questo cartello globale ha perfezionato il modello mafioso, elevandolo a strategia di dominio mondiale.
L’ONU nacque per garantire pace e diritti, ma tante volte si è trasformata in un teatro dove i potenti del mondo dettano legge. Le risoluzioni vengono applicate in modo selettivo. Queste sono armi di guerra politica contro i paesi “canaglia” che sfidano l’egemonia occidentale, mentre vengono ignorate quando a violare il diritto internazionale sono gli Stati Uniti e i loro alleati. È l’omertà istituzionalizzata su scala planetaria.
La NATO è il “braccio armato” di questi signori. Se la mafia tradizionale ha i suoi picciotti, questa super-mafia ha l’esercito più potente del mondo. La NATO, sotto la regia di Washington, non è un’alleanza difensiva, ma uno strumento di aggressione. Come un clan che manda i suoi sicari a “convincere” i commercianti riluttanti, la NATO bombarda, invade e destabilizza interi paesi. Le sue guerre, spacciate per “missioni di pace”, hanno un solo obbiettivo, quello d’imporre l’egemonia economica e strategica del padrone americano.
Iracheni, afghani, libici, siriani, jugoslavi, milioni di morti, intere nazioni ridotte in macerie, genocidi di intere culture. Queste sono il prodotto di una strategia criminale precisa. È una mafia che, invece di piazzare una bomba sotto un’auto, sgancia una “bomba intelligente” su un matrimonio o su un ospedale. Smascherare questa verità scomoda è il primo atto di resistenza da parte dei cittadini. Continuare a pensare alla mafia come a Cosa Nostra o alla ‘Ndrangheta, significa fare il gioco del potere. Infatti, tante volte ci viene mostrato il ladruncolo per distogliere lo sguardo dal grande saccheggiatore.
La vera mafia oggi ha le sue basi a Washington, a Bruxelles, nelle sale ovattate del Pentagono e nelle sedi delle multinazionali che dettano l’agenda politica. Uccide con le sanzioni che affamano intere popolazioni, con le politiche economiche che generano povertà e disperazione. E’ la mafia che indossa una cravatta, firma trattati e si presenta ai telegiornali come paladina della libertà. Fino a quando non avremo il coraggio di chiamarla con il suo vero nome “organizzazione criminale globale”, saremo tutti complici della sua più grande, e letale, omertà.
