Se i pensionati di oggi vivono nel dramma di un assegno che non basta, i giovani di oggi sono condannati a un incubo ancora più grande “quello di non avere nemmeno la certezza di un assegno domani”. È la generazione sacrificata, il cui futuro è stato ipotecato da un sistema che li considera solo come costo, mai come risorsa. Per milioni di under 40, il concetto di “posto fisso” suona come una favola antica. Il loro presente è un labirinto di contratti a termine, collaborazioni coordinate e continuamente rinnovate, partite IVA e stage sottopagati. Questo non è solo un problema di reddito incerto, che pure è devastante “È una questione di diritti negati”.
Questi lavoratori, i più formati della storia d’Italia, non hanno diritto alla stabilità necessaria per fare un mutuo, per mettere su famiglia, per costruire una vita. Sono fantasmi nel mercato del lavoro, sempre ricattabili, sempre sostituibili. “La loro esistenza è sospesa nella continua ricerca del prossimo contratto”. Vivono in un eterno presente, perché il futuro è un lusso che non possono permettersi. Ed è proprio sul futuro che si abbatte la beffa più crudele “il sistema pensionistico”. Il meccanismo contributivo, per un giovane precario, è una condanna a una pensione da fame. Con carriere discontinue e contributi versati al minimo, l’assegno finale sarà inevitabilmente inferiore alla soglia di povertà.
I giovani sono perfettamente consapevoli di questo.
“Sanno che lo Stato, per pagare le pensioni di oggi, sta di fatto rinunciando a garantire le loro di domani”.
È un patto generazionale spezzato. Sono costretti a versare contributi per un sistema che, statisticamente, non restituirà loro quanto versato. È una tassa occulta sulla loro già misera prospettiva. Di fronte a questo sfacelo, la politica cosa fa? Nulla di strutturale! Propone misure spot, bonus una tantum, e riforme che spostano semplicemente il problema più in là, innalzando l’età pensionabile per una pensione che, per molti, sarà comunque inesistente.
“Manca una visione coraggiosa che parta dal nodo centrale la qualità del lavoro”.
Non si può discutere di pensioni senza prima garantire un lavoro stabile e ben retribuito. Servono leggi che contrastino la precarietà endemica, che trasformino i “contratti a progetto” in assunzioni vere, che diano dignità e tutele a chi lavora nelle piattaforme digitali. Il risultato di questa miopia politica è sotto gli occhi di tutti “la fuga dei cervelli”. I giovani più talentuosi e intraprendenti se ne vanno, lasciando un paese sempre più vecchio e impoverito. Chi resta, è spesso intrappolato in una rassegnazione amara o in una lotta quotidiana per la sopravvivenza.
“Questa non è solo una questione economica. È una questione di civiltà”.
Un paese che non investe sul futuro dei suoi giovani, che non garantisce loro diritti e un orizzonte di serenità, è un paese che ha smesso di credere in se stesso. I giovani non chiedono elemosina, “chiedono giustizia intergenerazionale” un lavoro vero, un reddito dignitoso e la certezza che i loro sacrifici di oggi saranno ripagati da una vecchiaia dignitosa domani. Fino a quando questo non sarà una priorità assoluta, ogni discorso sulle pensioni e sul reddito sarà solo ipocrisia.
