Più risorse alla sanità, ma con meno diritti

Stiamo assistendo ad un vero e proprio paradosso italiano! Mentre i finanziamenti pubblici alla sanità raggiungono cifre record, il sistema sanitario nazionale mostra crepe sempre più profonde che minano il diritto alla salute dei cittadini. È questa la contraddizione emersa durante l’audizione del presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli, che ha dipinto un quadro preoccupante nonostante gli sforzi economici del governo. I numeri della spesa sanitaria parlano di un impegno economico crescente. Nel 2024 si raggiungono 185,1 miliardi di euro, con una crescita significativa del 3,3% rispetto all’anno precedente. La spesa pubblica copre la maggior parte di queste risorse, attestandosi a 137,5 miliardi, mentre le famiglie italiane continuano a fare la loro parte con 41,3 miliardi di spese dirette. Tuttavia, questi dati confortanti nascondono una realtà allarmante.

Il vero problema strutturale riguarda il personale sanitario. Il nostro paese detiene un primato preoccupante in Europa, quasi la metà dei medici ha superato i 55 anni, e più del 20% ha oltre 65 anni. I medici di medicina generale, pilastro fondamentale dell’assistenza territoriale, stanno diventando sempre più rari e anziani: nel 2023 se ne contavano appena 37.983, con il 60% che ha superato la soglia dei sessant’anni. La situazione infermieristica è altrettanto critica con 405.000 professionisti in servizio, l’Italia registra un rapporto infermieri-medici di 1,3, ben lontano dalla media OCSE di 2,5. Un quarto degli infermieri ha più di 55 anni, creando un vuoto generazionale che rischia di diventare incolmabile.

Le conseguenze di questa crisi si riversano direttamente sui cittadini. Quasi sei milioni di italiani, corrispondenti al 10% della popolazione, hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici nel 2024. Le liste d’attesa sempre più lunghe e le difficoltà economiche rappresentano le barriere più insormontabili all’accesso alle cure. Il fenomeno colpisce in modo particolare donne, anziani e famiglie con redditi bassi, ma ormai si estende uniformemente in tutte le regioni. Un capitolo a parte merita l’emergenza Alzheimer e demenze, che colpisce il 4,7% degli over 65, con una prevalenza doppia tra le donne. Queste patologie hanno causato oltre 37.000 decessi nel 2022, rappresentando il 5% della mortalità totale nazionale.

I fondi stanziati dalla legge di bilancio 2026, seppur necessari, non saranno sufficienti senza un piano organico che affronti tre nodi cruciali, il ricambio generazionale del personale, il potenziamento dell’assistenza territoriale e la riduzione dei divari tra regioni. L’Italia si trova a un bivio, continuare a navigare in emergenza o avviare finalmente una rigenerazione profonda del suo servizio sanitario. La posta in gioco è la tutela di un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione.

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