Le Lobby stanno soppiantando la democrazia

Un pericolo sta svuotando le nostre democrazie. Non arriva con colpi di stato, ma attraverso le porte girevoli che collegano ministeri e multinazionali, incontri discreti in sedi istituzionali, documenti tecnici che nascondono scelte politiche. È l’ascesa della technocrazia, il nuovo volto del potere che sta riducendo la politica a mera esecutrice di decisioni prese altrove. Mentre i cittadini si scannano parlando ancora di destra e sinistra, il vero gioco del potere si è spostato altrove, nelle riunioni delle grandi lobby finanziarie, nei think tank dove si decidono le agende politiche, nei comitati tecnici che scrivono leggi su misura per grandi corporation. È un mondo parallelo inaccessibile al comune cittadino.

La technocrazia è la dittatura del più forte travestita da governo del più competente. (Beppe Grillo)

I sintomi sono sotto gli occhi di tutti. Leggi scritte con un linguaggio incomprensibile, procedure sempre più complesse, decisioni delegate a “comitati di esperti” non eletti da nessuno. È un sistema studiato per escludere i cittadini, per trasformarli in spettatori di un gioco che non comprendono più. Le grandi riforme economiche vengono decise in sedi internazionali prima che in parlamento. Le politiche ambientali sono dettate dagli interessi delle multinazionali dell’energia. Le scelte sanitarie rispondono alle logiche delle case farmaceutiche. Dov’è finita la sovranità popolare in tutto questo?

Quando la politica diventa un affare, i cittadini diventano clienti da gestire. (Sandro Pertini)

I partiti, un tempo strumenti di partecipazione, si sono trasformati in ascensori sociali per una nuova classe di tecnocrati. Giovani laureati che non hanno mai messo piede in una fabbrica o in un ufficio pubblico, ma che pretendono di decidere sulla vita di milioni di persone. È la morte della politica come espressione delle comunità reali. Ma in questo tempo di grande incertenzza, c’è una resistenza che cresce sempre di più. Sono i comitati cittadini che studiano i documenti, le associazioni che smascherano i conflitti di interesse, i movimenti che reclamano trasparenza nelle decisioni. È una battaglia difficile, perché si combatte contro avversari invisibili e potenti.

Dobbiamo ribaltare questo sistema. Pretendere che ogni decisione sia comprensibile a tutti. Che ogni esperto renda pubblici i suoi legami con i poteri forti. Che ogni documento tecnico sia tradotto in linguaggio accessibile. La complessità non deve diventare un alibi per l’esclusione dei cittadini. Le istituzioni europee e internazionali devono aprire le loro porte alla società civile. I processi decisionali devono tornare trasparenti. I tecnocrati devono essere messi sotto controllo democratico.

Il cambiamento comincia dal basso. Dalla capacità dei cittadini di riappropriarsi degli strumenti di comprensione della realtà. Dallo studio, dall’informazione indipendente, dalla condivisione delle conoscenze. Dalla consapevolezza che nessun esperto ha il diritto di decidere sul nostro futuro senza il nostro consenso. La democrazia non è un lusso, è una necessità. E in un mondo sempre più complesso, abbiamo bisogno di più democrazia, non di meno. Più partecipazione, non più esclusione. Più trasparenza, non più opacità. La scelta è nostra, e il tempo stringe.

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