La criminalità ha raggiunto livelli tali da paralizzare i servizi fondamentali, trasformando la vita dei cittadini in un calvario quotidiano. L’ultima, drammatica conseguenza di questa escalation è la sospensione dei servizi postali in diverse località, dopo le innumerevoli rapine agli sportelli bancomat che si susseguono ormai con frequenza impressionante. Gli istituti di credito e le società di servizi, di fronte all’incapacità delle forze dell’ordine di garantire la sicurezza, hanno preso la drastica decisione di chiudere gli sportelli. Il risultato? Intere comunità rimaste senza punti di riferimento essenziali per la vita quotidiana. Ma a pagare il prezzo più alto sono le fasce più deboli della popolazione: anziani e persone con disabilità, che già affrontano mille difficoltà nella mobilità, si trovano ora privati dell’unico presidio territoriale dove poter prelevare la pensione, pagare le bollette o accedere a servizi fondamentali.
Per molti anziani, impossibilitati a spostarsi verso i centri più grandi, questa situazione equivale a un isolamento forzato. Immaginiamo una persona di ottant’anni, magari con problemi di deambulazione, che deve rinunciare a prelevare i soldi per la spesa perché l’unico sportello nel raggio di venti chilometri è stato chiuso “per sicurezza”. O un disabile che non può più usufruire dei servizi di prossimità che il piccolo ufficio postale del paese offriva. La criminalità non sta solo rubando denaro, sta rubando dignità, autonomia e qualità della vita. Sta erodendo quel tessuto sociale che tiene unite le comunità. I residenti si sentono abbandonati dalle istituzioni, costretti a vivere in una sorta di terra di nessuno dove la legge del più forte sembra aver preso il sopravvento.
È inaccettabile che intere comunità debbano subire questa progressiva perdita di servizi essenziali. Servono interventi immediati: un potenziamento dei presidi delle forze dell’ordine, sistemi di sicurezza più efficaci, e soprattutto una strategia coordinata tra istituzioni locali, Prefetture e gestori dei servizi per trovare soluzioni che non sacrifichino i diritti dei cittadini sull’altare dell’emergenza sicurezza. I Cinque Reali Siti rischiano di diventare il simbolo di un Sud dimenticato, dove la criminalità decide quali servizi possano rimanere aperti e quali debbano chiudere. Ma i cittadini, soprattutto i più vulnerabili, meritano di riappropriarsi del proprio territorio e della propria serenità. La sicurezza non è un lusso, è un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti, a partire da chi è più indifeso.
